Borghi svuotati dal tempo, frane e alluvioni raccontano un’Italia sospesa. Ecco i paesi abbandonati più suggestivi da visitare.
L’Italia nasconde un patrimonio parallelo fatto di paesi abbandonati: case vuote, chiese senza fedeli e piazze dove cresce l’erba. Sono i borghi svuotati da terremoti, frane, alluvioni o dalla lenta emorragia dello spopolamento, e camminarci dentro significa entrare in un set cinematografico costruito dal tempo.
Ogni regione ne custodisce almeno uno, e sempre più viaggiatori scelgono questi luoghi per un turismo lento, fotografico e a tratti quasi archeologico.
Paesi abbandonati: Craco, il fantasma della Basilicata
Craco è probabilmente il paese abbandonato più fotografato d’Italia. Arroccato su uno sperone d’argilla in provincia di Matera, fu evacuato definitivamente dopo la frana del 1963 e i danni del terremoto del 1980.
Le case in pietra restano sospese sul burrone, la torre normanna domina lo skyline e i vicoli si aprono su un vuoto che toglie il fiato. Il set ha attirato registi internazionali, da produzioni di Hollywood a documentari, ed è visitabile solo con guide autorizzate per motivi di sicurezza. Il centro visite organizza percorsi guidati che permettono di ammirare da vicino le rovine senza rischiare crolli.
Paesi abbandonati: Poggioreale Antica, una Pompei moderna
In provincia di Trapani, Poggioreale Antica venne rasa al suolo dal terremoto del Belice del 1968. A differenza di altri paesi borghi, qui gli abitanti non tornarono mai, e il paese fu lasciato intatto come un monumento al disastro. Le facciate liberty sventrate, le insegne dei negozi ancora leggibili e le auto d’epoca arrugginite lungo le strade compongono uno scenario che gli abitanti stessi chiamano la piccola Pompei siciliana. Tra i paesi abbandonati, è uno dei più suggestivi.
Poco distante sorge il Cretto di Burri, l’enorme opera d’arte in cemento bianco che ricopre le fondamenta dell’antica Gibellina, un altro tassello dello stesso terremoto.
Paesi abbandonati: Roscigno Vecchia, il paese che dorme nel Cilento
Dentro il Parco Nazionale del Cilento, Roscigno Vecchia fu abbandonata a partire dagli anni Trenta a causa di continui smottamenti del terreno. Qui il tempo sembra essersi fermato senza violenza: la piazza centrale, con la sua fontana ottocentesca, è rimasta quasi intatta, e le case in pietra sono ancora percorribili.
L’ultimo abitante, Carmine Guariniello, ha vissuto da solo nel borgo fino alla morte nel 2014, diventando simbolo di un attaccamento alla terra che ha reso Roscigno Vecchia una tappa fissa per chi visita il Cilento tra mare e collina.
Paesi abbandonati: Consonno, la Las Vegas della Brianza
In Lombardia, tra le colline lecchesi, Consonno racconta una storia diversa dagli altri borghi di questo elenco. Negli anni Sessanta il conte Mario Bagno trasformò l’antico paese in un parco divertimenti in stile orientaleggiante, con minareti, un albergo, una discoteca e persino uno zoo.
Una frana nel 1976 isolò la zona e il progetto crollò insieme all’entusiasmo turistico. Oggi restano scheletri di cemento colorato, l’arco d’ingresso ancora riconoscibile e un silenzio surreale che contrasta con la vocazione originaria del luogo, pensato per essere tutto tranne che silenzioso. Dei paesi abbandonati che vi raccontiamo è quello che più fa pensare al Paese dei Balocchi di Pinocchio.
Paesi abbandonati: Balestrino, il castello che si è svuotato
In provincia di Savona, Balestrino Vecchia venne evacuata negli anni Cinquanta per il rischio di frane che minacciava le fondamenta del borgo, costruito attorno a un castello dei marchesi Del Carretto. Gli abitanti si trasferirono poco più a valle, lasciando intatto un dedalo di vicoli, portici e scalinate che oggi si può visitare con visite guidate organizzate dal Comune.
Il castello, restaurato in parte, ospita eventi culturali, e il contrasto tra le sale recuperate e le case ancora in rovina rende la visita particolarmente suggestiva per chi ama la Liguria meno battuta dal turismo balneare.
Curon Venosta, il campanile che emerge dal lago
In Alto Adige, la storia di Curon Venosta è quella di un paese sommerso, non solo abbandonato. Negli anni Cinquanta la costruzione di una diga artificiale allagò il vecchio borgo, lasciando emergere dalle acque del lago di Resia soltanto il campanile romanico del Trecento. D’inverno, quando il lago ghiaccia, è possibile camminare fino alla torre; d’estate resta un’immagine iconica riflessa nell’acqua, tra le più fotografate delle Dolomiti. La leggenda popolare vuole che nelle notti di silenzio si sentano ancora le campane suonare sotto la superficie.
Pentedattilo, il borgo a forma di mano nell’Aspromonte
In Calabria, Pentedattilo prende il nome dalle cinque punte rocciose che sovrastano il paese, simili alle dita di una mano gigante. Fondato in epoca greca, fu progressivamente abbandonato nel Novecento dopo frane e un terremoto, e gli ultimi abitanti lasciarono le case negli anni Sessanta.
Dagli anni Ottanta un’associazione culturale ha avviato un recupero parziale del borgo, che oggi ospita mostre, un bar e alcune botteghe artigiane durante l’estate, pur conservando l’atmosfera spettrale delle case scavate nella roccia. Il festival Paleariza, dedicato alla cultura grecanica, porta ogni anno musica e visitatori tra questi vicoli silenziosi.
Apice Vecchia, la ghost town del Sannio
In provincia di Benevento, Apice Vecchia fu evacuata dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980, che rese inagibile l’intero centro storico. A differenza di molti borghi di questo elenco, qui l’abbandono è recente e la vegetazione ha già iniziato a riprendersi le strade, creando un contrasto potente tra architettura settecentesca e natura selvaggia.
Il nuovo paese sorge poco distante, mentre il vecchio centro, chiuso al pubblico per motivi di sicurezza, resta visibile dai punti panoramici circostanti e attira fotografi appassionati di paesaggi urbani abbandonati.
Come visitare i paesi abbandonati in sicurezza
Molti di questi borghi presentano edifici pericolanti e aree soggette a crolli, per cui è consigliabile informarsi sempre sull’accessibilità prima di partire. Craco e Poggioreale Antica richiedono guide autorizzate o percorsi delimitati, mentre Roscigno Vecchia e Curon Venosta si possono visitare liberamente.
Le scarpe da trekking, una torcia e l’assenza di fretta sono gli strumenti giusti per apprezzare questi luoghi. Le stagioni migliori restano la primavera e l’autunno, quando la luce radente valorizza le architetture e le temperature rendono piacevoli le camminate tra i vicoli deserti.
Sei mai stato in uno di questi borghi abbandonati? Ti affascina l’idea di percorrere una “città fantasma”? Raccontaci la tua esperienza nei commenti!