Il viaggio di Odisseo prosegue: il nostro eroe va a fare visita a Eolo e si dirige verso la terra dei Lestrigoni, giganti cannibali.
Dopo essere sfuggito ai Ciclopi, Odisseo approda presso Eolo, signore dei venti.
L’arrivo da Eolo
Dopo la fuga da Polifemo, nell’Odissea il nostro eroe approda presso Eolo, che Omero descrive non come una divinità ma come un mortale prediletto da Zeus e nominato custode dei venti, padre di dodici figli uniti in coppie fraterne che vivono in un perenne banchetto sull’isola galleggiante circondata da mura di bronzo.
La tradizione classica identifica l’isola con una delle Eolie, l’arcipelago vulcanico al largo della costa siciliana settentrionale che ancora oggi porta il nome del dio dei venti, in particolare con Vulcano o Stromboli, entrambe caratterizzate da un’intensa attività eruttiva che nell’antichità doveva apparire come una manifestazione diretta del potere divino sulle correnti d’aria.
Eolo dona a Ulisse un otre di cuoio contenente tutti i venti contrari, chiuso da un filo d’argento, mentre lascia soffiare soltanto Zefiro per spingere le navi dritte verso Itaca. Dopo nove giorni di navigazione favorevole, con la patria ormai in vista, l’equipaggio commette un’imprudenza. Convinto che l’otre nasconda un tesoro d’oro sottratto da Ulisse durante il soggiorno presso Eolo, apre il sacco proprio mentre l’eroe dorme esausto al timone. I venti liberati scatenano una tempesta che ricaccia l’intera flotta indietro fino all’isola di partenza, dove Eolo, convinto che gli dei ce l’abbiano con Ulisse, rifiuta questa volta ogni ulteriore aiuto e lo caccia via.
Le isole Eolie, oggi patrimonio Unesco per il loro valore geologico unico al mondo, si raggiungono in aliscafo o traghetto dai porti di Milazzo, Messina o Palermo.
Vulcano, la più vicina alla terraferma, permette di camminare fino all’orlo del cratere attivo in circa un’ora di cammino. I celebri fanghi sulfurei del laghetto termale attirano visitatori in cerca di proprietà curative per la pelle.
Stromboli, con le sue eruzioni visibili anche di notte dal mare, offre escursioni guidate fino a quota 400 metri. Una quota sufficiente per osservare in sicurezza gli spettacolari getti di lava dello Sciara del Fuoco.
Lipari, l’isola maggiore dell’arcipelago, custodisce nel suo castello un museo archeologico eoliano che ricostruisce la storia dell’arcipelago fin dalla preistoria.
Odissea: i Lestrigoni, giganti cannibali tra Sardegna e Corsica
Cacciato da Eolo, Ulisse approda in un porto naturale stretto e profondo, circondato da alte scogliere che lasciano un solo varco d’accesso al mare aperto. Qui vive il popolo dei Lestrigoni, giganti antropofagi guidati dal re Antifate. Undici delle dodici navi della flotta, ormeggiate all’interno dell’insenatura chiusa, vengono distrutte dai massi scagliati dai giganti dalle scogliere sovrastanti, mentre i marinai catturati vengono divorati. Solo la nave di Ulisse, prudentemente ormeggiata fuori dal porto, riesce a sfuggire al massacro e a prendere il largo.
La descrizione nell’Odissea di un porto tanto stretto da permettere l’attacco simultaneo da entrambe le scogliere ha suggerito l’identificazione con il porto di Bonifacio. A Bonifacio, all’estremità meridionale della Corsica, le cui pareti calcaree bianche formano proprio un canale naturale lungo e angusto ancora oggi spettacolare da percorrere in barca. Altri studiosi preferiscono collocare l’episodio sulla costa settentrionale della Sardegna, nei pressi del golfo di Orosei.
Bonifacio, oggi cittadina fortificata arroccata su uno sperone di roccia bianca a picco sul mare, si visita passeggiando tra le case della città alta e affacciandosi sugli strapiombi che dominano lo stretto omonimo. Le escursioni in barca lungo le falesie permettono di cogliere da vicino la stessa prospettiva che avrebbe reso impossibile la fuga della flotta di Ulisse.
Tu cosa scegli? Le Eolie siciliane o il paesaggio selvaggio di Sardegna e Corsica? Esprimi la tua preferenza nei commenti!