Odissea, un viaggio a tappe: la dimora della maga Circe

In questa tappa dell’Odissea, Ulisse incontra Circe e, indirizzato da lei, varca la soglia dell’Ade, il regno dei morti.

Odissea: Circe e il viaggio nel regno dei morti

Scampato al massacro dei Lestrigoni con la sola nave superstite, Ulisse approda sull’isola di Eea, dimora della maga Circe, figlia del Sole e della ninfa oceanina Perse, descritta da Omero come esperta di erbe e filtri capaci di trasformare gli uomini in animali.

Metà dell’equipaggio, guidato da Euriloco, esplora l’isola e viene accolto nel palazzo della maga con un banchetto avvelenato che muta i marinai in maiali, pur lasciandone intatta la mente umana, condannata a comprendere pienamente la propria condizione bestiale. Solo Euriloco, rimasto prudentemente all’esterno, riesce a fuggire e ad avvertire Ulisse del pericolo.

Ulisse si avvia dunque a soccorrere i compagni, ma lungo il cammino incontra il dio Hermes, che gli dona una pianta protettiva chiamata moly, dalla radice nera e dal fiore bianco, capace di renderlo immune agli incantesimi della maga. Grazie a questa protezione, Ulisse costringe Circe a restituire ai compagni forma umana e diventa suo ospite, e in seguito suo amante, per un anno intero, un soggiorno che nel racconto omerico rappresenta una sospensione del viaggio quasi speculare a quella vissuta più avanti presso Calipso.

Il Circeo

La tradizione classica, già a partire dagli scrittori latini come Virgilio, colloca l’isola di Eea sul promontorio del Circeo, nel Lazio meridionale. Il Circeo è un rilievo calcareo isolato che si erge quasi come un’isola sulla pianura costiera tra Terracina e Sabaudia, tanto da apparire realmente circondato dal mare in epoca antica prima delle bonifiche moderne.

Il nome stesso del monte, che dà origine anche a quello del comune di San Felice Circeo, mantiene ancora oggi memoria diretta del mito. Sul promontorio si trova la cosiddetta Grotta della Maga Circe, cavità naturale affacciata sul mare che la tradizione popolare identifica come dimora della dea, oggi visitabile con percorsi guidati organizzati dal Parco Nazionale del Circeo.

San Felice Circeo, borgo medievale arroccato sulla sommità del promontorio, si raggiunge in circa un’ora e mezza di auto da Roma e offre, oltre al centro storico con il suo castello templare, un affaccio panoramico che nelle giornate più limpide permette di scorgere le isole Pontine all’orizzonte.

Il Parco Nazionale del Circeo, istituito nel 1934, protegge una delle ultime foreste planiziali d’Italia insieme a dune costiere e al lago di Sabaudia, offrendo sentieri di trekking adatti a ogni livello e spiagge sabbiose ideali per completare la visita con un bagno rinfrescante.

Il viaggio nell’Ade e la profezia di Tiresia

Al termine dell’anno trascorso presso Circe, la maga stessa consiglia a Ulisse di intraprendere un viaggio senza precedenti per un vivo: scendere nell’oltretomba per consultare l’ombra dell’indovino tebano Tiresia, l’unico defunto a conservare intatta la facoltà di profetizzare anche dopo la morte.

Seguendo le istruzioni di Circe, Ulisse naviga fino ai confini del mondo conosciuto, oltre l’Oceano che secondo la cosmologia greca arcaica circondava la terra, e qui scava una fossa rituale, offrendo libagioni di latte, miele, vino e sangue di animali sacrificati per attirare le ombre dei morti, tra cui riconosce anche quella della madre Anticlea e di compagni caduti a Troia.

Gli antichi geografi, incapaci di collocare con precisione un luogo per definizione ai margini del mondo conosciuto, identificarono progressivamente l’ingresso dell’oltretomba con il lago d’Averno, presso Pozzuoli, alle porte di Napoli.

Il nome stesso del lago, dal greco antico aornos, senza uccelli, derivava dalla credenza che i vapori sulfurei sprigionati dalle acque di origine vulcanica fossero letali persino per la fauna che sorvolava lo specchio d’acqua, rafforzando l’idea di una porta diretta verso il regno dei morti. L’area, parte dei Campi Flegrei, conserva ancora oggi la cosiddetta Grotta di Cocceio, galleria scavata in epoca romana, e i resti del tempio di Apollo affacciato sulle rive del lago.

Il lago d’Averno oggi

Visitare oggi il lago d’Averno significa immergersi in uno dei paesaggi più stratificati d’Italia, dove mito greco, ingegneria romana e vulcanismo attivo convivono nello stesso territorio. Il lago si raggiunge facilmente da Pozzuoli o Napoli in pochi minuti d’auto, ed è possibile passeggiare lungo un sentiero che ne costeggia l’intero perimetro, ammirando i resti archeologici sommersi in parte dalle acque.

Nei dintorni, la Solfatara di Pozzuoli, cratere vulcanico ancora attivo con fumarole visibili e percorribili in sicurezza, offre un’esperienza sensoriale che avvicina concretamente i visitatori alle suggestioni infernali che alimentarono per secoli la fama sinistra di questi luoghi.

Cosa ne dici di una visita a Circe nel Lazio meridionale, per poi proseguire per la Campania?

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