La prossima tappa del nostro viaggio alla scoperta dell’Odissea ci porta nella terra dei Lotofagi, identificata con una località tunisina.
Odissea: i Lotofagi e l’isola del loto dimenticato
Dopo lo scontro con i Ciconi, nell’Odissea di Omero una tempesta spinge la flotta greca verso la terra dei Lotofagi, popolo pacifico che si nutre del fiore di loto. Chi lo assaggia perde ogni desiderio di fare ritorno in patria, e Ulisse è costretto a trascinare con la forza i compagni tentati sulle navi, legandoli sotto i banchi dei rematori per evitare che restino sull’isola per sempre.
La tradizione classica, a partire dallo storico greco Erodoto, colloca questa tappa sulla costa della Libia o della Tunisia meridionale, identificando l’isola con Djerba, ancora oggi nota in arabo come Jazirat al Loto, l‘isola del loto.
I botanici hanno a lungo dibattuto sull’identità della pianta descritta da Omero, individuandola in diverse specie tra cui il giuggiolo, arbusto dai piccoli frutti dolci ancora oggi diffuso lungo le coste nordafricane, e alcune varietà di loto acquatico.
Lo storico greco Erodoto, nel quinto secolo avanti Cristo, fu tra i primi ad assegnare ai Lotofagi una collocazione precisa lungo la costa della Sirte. Egli descrisse il frutto come dolce simile al dattero e capace di produrre anche un vino locale, dettaglio che rafforza l’ipotesi dell’identificazione con il giuggiolo piuttosto che con una pianta puramente acquatica.
Le attrattive di Djerba
Djerba, oggi collegata alla Tunisia continentale tramite una strada rialzata romana ancora percorribile, unisce alla suggestione mitologica dell’Odissea un patrimonio storico concreto: la città vecchia di Houmt Souk, i suoi mercati coperti e la sinagoga di El Ghriba, una delle più antiche del mondo ebraico, meta di pellegrinaggio annuale.
L’isola, raggiungibile in aereo da Tunisi in circa quaranta minuti o in traghetto dal porto di Jorf, resta oggi una delle mete balneari più amate del Mediterraneo meridionale.
Chi visita Djerba con il racconto omerico in mente può cercare tracce del mito nel villaggio di Guellala, celebre per le botteghe di ceramica tradizionale e per il piccolo museo del patrimonio libico che raccoglie oggetti della cultura berbera locale.
Le spiagge della zona di Sidi Mahrez, sulla costa settentrionale, sono caratterizzate da acque basse e sabbia fine, ideali per un soggiorno balneare che richiami, almeno nell’atmosfera di abbandono e piacere, la tentazione vissuta dai compagni di Ulisse.
La cucina locale propone piatti a base di pesce e datteri, mentre i mercati di Houmt Souk vendono ancora oggi frutti di giuggiolo essiccato, venduti come dolcificante naturale con il nome arabo di nabk.
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