Odissea, un viaggio a tappe: il ritorno a Itaca

Nell’Odissea, Ulisse naufraga sull’isola Ogigia dove incontra Calipso. E dopo sette lunghi anni tornerà a Itaca.

Unico superstite del naufragio scatenato da Zeus, nell’Odissea Ulisse si aggrappa a una zattera improvvisata con i resti della nave e deriva per nove giorni fino a raggiungere l’isola di Ogigia, dimora della ninfa Calipso, figlia del titano Atlante. Calipso, innamorata del naufrago, lo trattiene sull’isola per sette lunghi anni, offrendogli persino l’immortalità pur di convincerlo a restare, ma Ulisse rifiuta ogni privilegio divino pur di poter tornare da Penelope. Solo l’intervento di Atena presso Zeus, che invia Hermes a ordinare a Calipso di lasciarlo partire, permette finalmente all’eroe di costruirsi una zattera e riprendere il viaggio.

La tradizione, già a partire da alcuni geografi antichi, identifica Ogigia con l’isola di Gozo, la seconda per grandezza dell’arcipelago maltese, dove secondo la leggenda locale si troverebbe ancora oggi la grotta di Calipso, cavità naturale affacciata sulla spiaggia rossastra di Ramla Bay, una delle più belle di Malta per il colore della sua sabbia ricca di ossidi di ferro.

Gozo, raggiungibile in traghetto da Malta in circa venticinque minuti dal porto di Cirkewwa, offre oltre alla grotta anche la cittadella fortificata di Victoria, il tempio megalitico di Ggantija, tra le strutture in pietra più antiche del mondo, e un paesaggio rurale terrazzato che contrasta con il turismo più intenso dell’isola principale.

Odissea: Scheria e l’accoglienza dei Feaci

Dopo un ulteriore naufragio provocato da Poseidone, ancora furioso per l’accecamento del figlio Polifemo, Ulisse approda sfinito e nudo sulla spiaggia di Scheria, terra dei Feaci, popolo di abili naviganti governato dal re Alcinoo. Qui lo soccorre la giovane principessa Nausicaa, uscita con le ancelle per lavare i panni sulla riva del fiume, che lo accompagna a palazzo vincendo l’iniziale ritrosia per il suo aspetto trasandato. Accolto con un banchetto e giochi atletici, Ulisse racconta finalmente la propria identità e l’intera storia del viaggio, in quello che nel poema costituisce un lungo flashback narrativo comprendente gran parte delle avventure precedenti.

La tradizione classica identifica Scheria con Corcira, l’antico nome di Corfù, la maggiore delle isole Ionie situata a poca distanza dalla costa dell’Albania e dell’Epiro greco. A sostegno di questa collocazione, gli abitanti dell’isola indicano ancora oggi come possibile sito del naufragio la spiaggia di Ermones, sulla costa occidentale.

Secondo una leggenda locale, al largo di Palaiokastritsa uno scoglio caratteristico sarebbe la nave dei Feaci pietrificata da Poseidone come punizione per aver riaccompagnato Ulisse a Itaca contro la sua volontà. La città di Corfù, con la sua architettura veneziana e le due fortezze che dominano il porto, offre un centro storico patrimonio Unesco perfetto per concludere idealmente il percorso mitologico con una base comoda e ben collegata al resto della Grecia.

Itaca, l’approdo finale e il riconoscimento

Accompagnato in patria da una nave feacia mentre dorme profondamente, Ulisse si risveglia su una spiaggia che non riconosce immediatamente come ltaca. Travestito da mendicante dalla dea per potersi muovere senza destare sospetti tra i Proci, i pretendenti che da anni assediano Penelope nel tentativo di sposarla e usurpare il trono, Ulisse riconquista gradualmente la propria casa. Prima viene riconosciuto per primo dal fedele cane Argo, ormai vecchio e morente, poi dalla nutrice Euriclea grazie a una cicatrice sulla gamba. Infine si rivela al figlio Telemaco e affronta in un bagno di sangue i pretendenti durante la celebre prova dell’arco, che solo lui è in grado di tendere.

L’isola greca di Itaca, situata nel mar Ionio tra Cefalonia e la costa continentale dell’Acarnania, corrisponde con ragionevole certezza all’antica patria di Ulisse. Eppure, le descrizioni geografiche omeriche hanno generato nei secoli dibattiti su una possibile coincidenza parziale con l’attuale penisola di Paliki, in Cefalonia.
Vathy, il capoluogo dell’isola moderna, custodisce un piccolo museo archeologico e permette di raggiungere in escursione il sito chiamato Scuola di Omero, rovine di un insediamento miceneo che alcuni studiosi associano al leggendario palazzo di Ulisse. La fontana di Aretusa, sulla costa meridionale, viene identificata con il luogo dove il porcaro Eumeo, fedele a Ulisse fino alla fine, custodiva le sue mandrie.

Itaca si raggiunge in traghetto da Patrasso o da Cefalonia, ed è meta ideale per chi vuole chiudere un itinerario letterario nel Mediterraneo con un’isola ancora oggi poco turistica rispetto ad altre mete greche, caratterizzata da piccoli porti come Kioni e Frikes, colline coltivate a ulivo e un mare dalle acque trasparenti.

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