Letteratura di viaggio: il nuovo libro di Paul Theroux, True North

A 85 anni Paul Theroux riparte per il Canada con True North e racconta cosa pensa di turismo di massa, confini e mondo che cambia.

Paul Theroux non ha smesso di muoversi. Con oltre cinquanta libri scritti in sessant’anni, tra romanzi e reportage, lo scrittore statunitense, vero e proprio decano della letteratura di viaggio, torna in libreria con True North: On the Road in Canada (edito negli USA dalla casa editrice Penguin), un lungo itinerario su strada attraverso le distese nordamericane. Nei suoi diari anche il dettaglio più piccolo diventa memoria, ed è questo il motivo per cui ogni nuova uscita è un appuntamento per chi ama partire.

In un’intervista rilasciata a D di Repubblica a cura di Raffaele Panizza, Theroux ha toccato i temi che riguardano chiunque faccia le valigie: cosa significa viaggiare oggi, cosa resta dei luoghi, perché le frontiere contano ancora.

Paul Theroux, True North: l’ignoranza di ieri e quella di oggi

Secondo Theroux oggi, nell’era del turismo di massa, c’è meno ignoranza di quanta non ce ne fosse in passato. Lo dimostrano i resoconti di Mandeville e di Marco Polo, popolati di draghi e di uomini con due teste, accolti come cronaca.

Il rischio attuale, a suo giudizio, sta altrove: nella scarsa consapevolezza di cambiamento climatico, povertà e sovrappopolazione. Mentre la popolazione africana cresce a ritmo sostenuto, i viaggiatori continuano a parlare del continente solo in termini di elefanti e leoni.

Paul Theroux, True North: il turismo di massa, un danno che non si ripara

Per Paul Theroux il turismo di massa è un fenomeno nuovo e singolare. I governi, convinti che faccia bene all’economia, assecondano i visitatori: costruiscono aeroporti e alberghi, incoraggiano i soggiorni lunghi, finché il paese diventa saturo, sgradevole e inaccessibile. Gli esempi più eclatanti sono le Hawaii e Venezia.

E guai a paragonarlo al colonialismo. Come dice lui stesso, “potremmo chiamarlo colonialismo ma il colonialismo può essere invertito o mitigato. Il turismo di massa invece ha l’effetto di causare danni permanenti e assomiglia a una pestilenza”.

Nessun luogo è rimasto inviolato

Sulla possibilità di trovare ancora luoghi incontaminati la risposta è una sola parola: no. Secondo Theroux il mondo intero è ormai stato violato.

Il Malawi del 1964 e l’America che non si lascia

Se potesse, Theroux tornerebbe sulla costa del New England, dove è cresciuto e dove si sente ancora felice. Il sogno ha però un altro indirizzo: una casetta su una collina del Malawi rurale, in Africa centrale, a patto che l’anno sia il 1964.

La ragione indica una direzione diversa. Lo scrittore sente di appartenere agli Stati Uniti, per lo spazio, la libertà e il senso di qualcosa di incompiuto. Riconosce che il momento è pessimo, ma lo trova simile agli anni Sessanta, con città in fiamme, la guerra del Vietnam, politici miopi e fanatici religiosi.

Trasferirsi all’estero non è un’opzione: ha vissuto 27 anni da straniero, sentendosi spesso ricordare di essere un alieno, e non gli è piaciuto.

Tornare nei luoghi che si conoscono

Sul progetto di Mike Horn, What’s Left, un viaggio per scoprire cosa sia sopravvissuto del mondo che l’esploratore conosceva, Theroux non teme la delusione. Alcuni dei suoi viaggi più illuminanti sono stati proprio in posti già visitati. Quasi sempre li ha trovati in condizioni peggiori, ed è qui che sta l’interesse: quei luoghi raccontano la direzione in cui stiamo andando e diventano profetici.

La Cina, un paese che da fuori non si capisce

Dopo aver attraversato la Cina in treno, Paul Theroux è convinto che nessuna persona nata e cresciuta fuori dalla Cina ne abbia un’idea nitida. Il paese ha attraversato millenni di sconvolgimenti, fino all’incubo della Rivoluzione Culturale, conclusa circa cinquant’anni fa. Per uno straniero l’idea di un nuovo crollo è impensabile, per un abitante di Pechino è una possibilità concreta. Da qui, secondo lo scrittore, una spinta enorme a lavorare sodo per scongiurarlo, che spiega il successo materiale del paese.

Il confine come porta

In On the Plain of Snakes Paul Theroux ha trascorso mesi in auto lungo la frontiera tra Stati Uniti e Messico. Per lui un confine è un portale memorabile e attraversarne uno è l’unico vero scopo di un viaggio.

Il passaggio che ricorda meglio è una strana porta aperta in un enorme muro di ferro a Nogales, in Arizona, che lo ha portato a Nogales, in Messico.

Paul Theroux, True North: il dito è puntato sui “turisti yahoo”

Ai nuovi nazionalisti, secondo cui un oscuro potere globale vorrebbe cancellare le culture e rendere tutto uniforme, Theroux risponde con distacco: la formula gli sembra troppo drammatica. A trasformare i luoghi, sostiene, sono i viaggiatori con molto denaro, nessun gusto e nessun senso etico, quelli che chiama “turisti yahoo”. L’espressione è in prestito dal classico I viaggi di Gulliver, e indica turisti ingordi e con il biglietto aereo in mano.

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